San Giuseppe e la verginità


(Da San Giuseppe il più santo dei santi di A. Pena. 
Articolo dal sito www.sangiuseppespicello.it

Secondo alcuni scritti apocrifi dei primi secoli, come il libro Storia di Giuseppe il falegname, il Protovangelo di Giacomo o il Vangelo di Tommaso, che risalgono al II secolo, o più tardi, san Giuseppe sarebbe stato sposato prima di conoscere Maria e avrebbe avuto almeno sei figli, che sarebbero, secondo alcuni, i cosi detti fratelli di Gesù. Rimasto vedovo, compiuti ormai gli 89 anni, si sarebbe sposato con Maria, che avrebbe avuto 14 o 15 anni. Secondo questi testi apocrifi, egli sarebbe vissuto fino a 111 anni, passandone circa venti con Gesù. Questi libri diffusero la credenza che Giuseppe era molto anziano, che più che un marito era un padre per Maria e che l’avrebbe sposata per salvare le apparenze sociali. Niente di più falso. San Giuseppe dovette affrontare tutte le responsabilità di una famiglia, il che sarebbe risultato impossibile se fosse stato molto vecchio, bisognoso quindi di cure e di attenzioni. Come avrebbe potuto condurre la Sacra Famiglia attraverso il deserto con tutti i pericoli e con tutto lo sforzo che presupponevano venti giorni di cammino per arrivare in Egitto? Dio mise a fianco di Maria un compagno ed uno sposo forte e vigoroso per difenderla da tutti i pericoli e per aiutarla in tutte le sue necessità. Uno sposo, che dovette lavorare molto per mantenere una famiglia povera, specialmente durante la sua permanenza in Egitto, dove non avevano parenti.  
Il padre Tomás Morales, fondatore dei Cruzados de Santa María, afferma: «Ecco san Giuseppe: larghe spalle per il lavoro, non perde un secondo, continua ad adorare e a lavorare, è sempre sollecito nel prendersi cura della Vergine e soprattutto del Bam­bino Gesù. Non ha un minuto libero, non pensa ad altro che ad amare, adorare e lavorare per loro. Ecco chi è san Giuseppe. è il responsabile dei rapporti esterni della Sacra Famiglia. È lui che deve preoccuparsi di tutto a Nazaret, nei quattro o cinque giorni di strada verso Betlemme, nella grotta, in Egitto più tardi e poi di nuovo a Nazaret, sempre mantenendo relazioni con tutti». 
Per questo, fin dai primi secoli, diversi santi Padri dovettero parlare di un san Giuseppe giovane e non anziano e vedovo. San Girolamo difende la sua verginità in un suo scritto contro Elvidio: «u dici che Maria non fu vergine; io rivendico per me ancor di più, ossia che anche lo stesso Giuseppe fu vergine per Maria, affinché dal consorzio verginale nascesse il Figlio vergine. Nel santo uomo non vi fu fornicazione e non è stato scritto che abbia avuto un’altra donna. Di Maria fu piuttosto custode che marito; ne consegue che sia rimasto vergine con Maria, colui che meritò d’esser chiamato padre del Signore». 
San Pier Damiani (1007-1072) scrisse: «Non pare che fosse sufficiente che soltanto la Madre fosse vergine; fa parte della fede della Chiesa che anche chi fece le veci di padre sia stato vergine. Il nostro Redentore ama tanto l’integrità del pudor fiorito, che non solo nacque da seno verginale, ma anche volle essere toccato da un padre vergine». 
San Tommaso d’Aquino dice: «Si deve credere che Giuseppe rimase vergine, perché non appare scritto che abbia avuto un’altra donna e l’infedeltà non possiamo attribuirla ad un personaggio così santo». 
Dice san Francesco di Sales (1567-1622): «Maria e Giuseppe avevano fatto voto di verginità per tutta la vita ed ecco che Dio ha voluto che si unissero attraverso il vincolo del santo matrimonio, non per sciogliere o pentirsi del loro voto, anzi, perché si confermassero sempre più e si incoraggiassero a vicenda uniti per tutta la vita». 
Molti santi importanti sono convinti dell’esistenza di un voto di verginità di Giuseppe prima di sposarsi con Maria, ma ciò che è certo è che a partire dal matrimonio con Maria il voto ci sia stato per adempiere alla volontà di Dio.

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San Giuseppe e il Sinodo sui giovani /2

 
IN GIUSEPPE I SOGNI SI REALIZZANO IN RELAZIONI POSITIVE
(Paolo Antoci La Santa Crociata in onore di San Giuseppe, 4/2018)
Il secondo verbo del percorso del discernimento è: interpretare. Occorre comprendere a che cosa lo Spirito ci sta chiamando. Ritorna ancora in mente quanto ci viene detto di Giuseppe: «Mentre stava pensando a queste cose» (Mt 1,20). «Questa fase di interpretazione è molto delicata; richiede pazienza, vigilanza e anche un certo apprendimento. Bisogna essere capaci di rendersi conto degli effetti dei condizionamenti sociali e psicologici. Richiede di mettere in campo anche le proprie faciltà intellettuali, senza tuttavia cadere nel rischio di costruire teorie astratte su ciò che sarebbe bene o bello fare: anche nel discernimento "la realtà è supreriore all'idea". 
Nell'interpretare non si può neppure tralasciare di confrontarsi con la realtà e di prendere in considerazione le possibilità che realisticamente si hanno a disposizione. Per interpretare i desideri e i moti interiori è necessario confrontarsi onestamente, alla luce della Parola di Dio, anche con le esigenze morali della vita cristiana, sempre cercando di calarle nella situazione concreta che si sta vivendo. Questo sforzo spinge chi lo compie a non accontentarsi del minimo indispensabile, per cercare invece il modo di valorizzare al meglio i propri doni e le proprie possibilità: per questo risulta una proposta attraente e stimolante per i giovani. Questo lavoro di interpretazione si svolge in un dialogo interiore con il Signore, con l'attivazione di tutte le capacità della persona; l'aiuto di una persona esperta nell'ascolto dello Spirito è però un sostegno prezioso che la Chiesa offre e di cui è poco accorto non avvalersi».
Non sappiamo quanto durò questa fase per Giuseppe, non ci è dato sapere, ma da quanto apprendiamo dal documento preparatorio al sinodo possiamo ben capire il lavorio interiore del nostro santo che ha valutato Legge e leggi, Persona e persone. «Mentre stava pensando a queste cose»... pazientemente ha considerato i condizionamenti esterni, ha tirato fuori le sue facoltà intellettuali, si è confrontato con se stesso, con Maria, con la Torah, non accontentandosi della logica legalistica. É questa, in fin dei conti, la giustizia di Giuseppe accennata in Matteo, non solo quella legalistica, ma anche quella etica e morale, oltreché spirituale nel rispetto della legge ebraica e dell'innocenza di Maria. «Giuseppe non voleva ripudiarla, decide di licenziarla in segreto» (Mt 1,19). «Mentre stava pensando queste cose»... quanta interiorità e intimità in questa frase!
E infine, scegliere. «Decise di licenziarla in segreto». «L'atto di decidere diventa esercizio di autentica libertà umana e di responsabilità personale. La scelta si sottrae alla forza cieca delle pulsioni. La decisione richiede di essere messa alla prova dei fatti in vista della sua conferma. La scelta è chiamata a tradursi in azione, a prendere carne, a dare inizio a un percorso, accettando il rischio di confrontarsi con quella realtà che aveva messo in moto desideri ed emozioni. Per questo è importante "uscire", anche dalla paura di sbagliare...».
«"Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore" (Mt 1,24). In queste circostanze... Egli non sapeva come comportarsi di fronte alla "mirabile" maternità di Maria. Certamente cerfcava una risposta all'inquietante interrogativo, ma soprattutto cercava una via di uscita da quella situazione per lui difficile [...]. Il messaggero divino introduce Giuseppe nel mistero della maternità di Maria. Colei che secondo la legge è la sua "sposa", rimanendo vergine, è divenuta madre in virtù dello Spirito Santo... Il messaggero si rivolge a Giuseppe come allo "sposo di Maria", a colui che a suo tempo dovrà imporre tale nome al Figlio che nascerà alla Vergine di Nazaret, a lui sposata. Si rivolge, dunque, a Giuseppe, aggidandogli i compiti di un padre terreno nei riguardi del Figlio di Maria. "Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa" (Mt 1,24). Egli la prese in tutto il mistero della sua maternità, la prese insieme col Figlio che sarebbe venuto al mondo per opera dello Spirito Santo: dimostrò in tal modo una disponibilità di volontà, simile a quella di Maria, in ordine a ciò che Dio gli chiedeva per mezzo del suo messaggero» (RC 3). Giuseppe dimostrò la sua virilità di giovane uomo, coraggio e responsabilità lo identificano come l'uomo forte e fermo, l'uomo della grande responsabilità, come gli antichi patriarchi, che non ebbe paura nell'essere padre di Gesù e custode dell'incarnazione e della redenzione.
Non è da sottovalutare infine che questo percorso di discernimento avvenga in un contesto di silenzio, di contemplazione, di preghiera, per «coltivare la familiarità con il Signore e il dialogo con la sua Parola». proprio come il discernimento di san Giuseppe. «In una società sempre più rumorosa, che offre una sovrabbondanza di stimoli, un obiettivo fondamentale è offrire occasioni per assaporare il valore del silenzio e della contemplazione e formarsi alla rilettura delle proprie esperienze e all'ascolto della coscienza». «Il silenzio del giovane Giuseppe – disse Benedetto XVI – è un silenzio permeato di contemplazione del mistero di Dio, in atteggiamento di totale disponibilità ai voleri divini. In altre parole, il silenzio di san Giuseppe non manifesta un vuoto interiore, ma, al contrario, la pienezza di fede che egli porta nel cuore, e che guida ogni suo pensiero ed ogni sua azione. Un silenzio grazie al quale Giuseppe, all'unisono con Maria, custodisce la Parola di Dio, conosciuta attraverso le Sacre Scritture, confrontandola continuamente con gli avvenimenti della vita di Gesù; un silenzio intessuto di preghiera costante, preghiera di benedizione del Signore, di adorazione della sua santa volontà e di affidamento senza riserve alla sua provvidenza». «I Vangeli non annotano alcuna parola detta da» Giuseppe. «Ma il silenzio di Giuseppe ha una speciale eloquenza: grazie ad esso si può leggere pienamente la verità contenuta nel giudizio che di lui dà il Vangelo: il "giusto" (Mt 1,19). Bisogna saper leggere questa verità, perché vi è contenuta una delle più importanti testimonianze circa l'uomo e la sua vocazione. Nel corso delle generazioni la Chiesa legge in modo sempre più attentato e consapevole una tale testimoninza, quasi estraendo dal tesoro di questa insegne figura "cose nuove e cose antiche" (Mt 13,52)» (RC 17).
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Pasqua di Risurrezione


 


 «Morte e Vita 
si sono affrontate in un prodigioso duello. 
Il Signore della vita era morto; 
ma ora, vivo, trionfa. 
«Raccontaci, Maria: che hai visto sulla via?». 
«La tomba del Cristo vivente, 
la gloria del Cristo risorto, 
e gli angeli suoi testimoni, 
il sudario e le sue vesti. 
Cristo, mia speranza, è risorto: precede i suoi in Galilea». 
Sì, ne siamo certi: Cristo è davvero risorto. 
Tu, Re vittorioso, abbi pietà di noi».
(Dalla Sequenza Pasquale)





Il blog augura buona Pasqua del Signore a tutti i suoi amici!
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San Giuseppe e il Sinodo sui giovani /1


SAN GIUSEPPE, GIOVANE FIDANZATO 
CHIAMATO AL DISCERNIMENTO
(Paolo Antoci La Santa Crociata in onore di San Giuseppe, 3/2018)

Nell'ottobre 2018 i nostri vescovi celebreranno il loro Sinodo sul tema "I giovani, la fede e il discernimento vocazionale". Al centro della loro riflessione e attenzione ci saranno dunque i giovani; la Chiesa si interrogherà su come accompagnarli a riconoscere e accogliere la loro chiamata all'amore e alla vita in pienezza.
Non manca certamente il riferimento a Maria santissima, accompagnatrice di questo percorso ecclesiale e modello per i giovani in discernimento. «Ciascun giovane può scoprire nella vita di Maria lo stile dell'ascolto, il coraggio della fede, la profondità del discernimento e la dedizione al servizio (cf. Lc 1, 39-45). Nei suoi occhi ogni giovane può riscoprire la bellezza del discernimento, nel suo cuore può sperimentare la tenerezza dell'intimità e il coraggio della testimonianza e della missione».
«Una vergine - annota il Vangelo"-, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe» (Lc 1, 27). E di lui, di Giuseppe, non si tralascia il fatto che Maria è sua legittima sposa (cf. Mt 1, 16.18-20.24; Lc 1, 27; 2, 5). Giovane la sposa e dunque giovane anche lo sposo. Sì, perché i Vangeli non parlano di una vecchiaia del santo carpentiere; anzi, le prime raffigurazioni cristiane ci avevano presentato un giovane imberbe, virile e vigoroso. Poi qualcosa lungo i secoli non andò nel verso giusto. Ma finalmente la giosefologia ci sta riconsegnando un vero e attuale san Giuseppe, conforme a quello dei Vangeli, rigettando così, seppur con qualche difficoltà, quel cliché dell'uomo anziano.
Fede, vocazione e discernimento sono i tre nuclei tematici su cui ruoteranno le riflessioni dei nostri giovani e dei nostri vescovi, e su cui si baserà anche la conseguente opera pastorale. Sono stati anche i tre stati esistenziali vissuti dal giovane Giuseppe: l'uomo giusto (Mt 1, 19), il patriarca della fede, chiamato a essere sposo della Madre di Dio e padre del Figlio di Dio, il carpentiere e discendente davidico che più volte ha dovuto discernere eventi e situazioni, sogni e rivelazioni, profezie e realtà. Basta leggere i primi due capitoli dei Vangeli secondo Matteo e secondo Luca per rendersene conto.
Giuseppe è l'uomo della fede, la virtù che è fonte del discernimento vocazionale. Un dono della grazia che richiede di renderlo fecondo attraverso scelte di vita concrete e coerenti. E Giuseppe, in tal senso, accolse con disponibilità questo dono non tirandosi indietro ma prendendo con sé Maria sua sposa e il bambino; così prese con sé tutto il mistero "in situazione" e quanto esso comportava, facendo scelte concrete e coerenti che tutti noi apprendiamo dal sacro testo. «La fede – afferma il documento preparatorio al Sinodo – è insieme dono dall'alto e risposta al sentirsi scelti e amati». Giuseppe, in quel sogno, in quei sogni, avrà sperimentato questa amorevole elezione del Padre, ma anche del Figlio, che non lo esonerò nel chiamarlo Abbà-papà. «Giuseppe, il quale sin dall'inizio accettò mediante "l'obbedienza della fede" la sua paternità umana nei riguardi di Gesù, seguendo la luce dello Spirito Santo, che per mezzo della fede si dona all'uomo, certamente scopriva sempre più ampiamente il dono ineffabile di questa sua paternità» (RC 21). E ancora. «La fede non è un rifugio per gente senza coraggio, ma la dilatazione della vita. Essa fa scoprire una grande chiamata, la vocazione all'amore, e assicura che quest'amore è affidabile, che vale la pena di consegnarsi ad esso, perché il suo fondamento si trova nella fedeltà di Dio, più forte di ogni nostra fragilità». Il giovane sposo si consegnò totalmente all'amore sponsale e poi paterno, fu vocato all'amore. «Se Elisabetta disse della Madre del Redentore: "Beata colei che ha creduto”: si può in un certo senso riferire questa beatitudine anche a Giuseppe, perché rispose affermativamente alla Parola di Dio, quando gli fu trasmessa in quel momento decisivo. Ciò che egli fece è purissima "obbedienza della fede" (cf. Rm 1, 5; 16, 26; 2 Cor 10, 5-6)" (RC 4)». Credere significa mettersi in ascolto dello Spirito e in dialogo con la Parola che è via, verità e vita (cf. Gv 14, 6) con tutta la propria intelligenza e affettività, imparare a darle fiducia "incarnandola" nella concretezza del quotidiano. Non è quanto ha fatto il nostro santo?
Giuseppe è anche il giovane del discernimento, ce ne parla san Matteo nel suo Vangelo. Chi non conosce la sua misteriosa chiamata e la sua missione di giovane padre, per certi versi drammatica e incomprensibile? Rileggiamo in chiave giosefina i primi due capitoli matteani e non avremo difficoltà nel vedere questa singolare figura ricolma del dono del discernimento. «Prendere decisioni e orientare le proprie azioni in situazioni di incertezza e di fronte a spinte interiori contrastanti è l'ambito dell'esercizio del discernimento». Nella storia di Giuseppe ogni giovane può scorgere la triplice sfaccettatura del discernimento – morale, spirituale, e quello dei segni dei tempi – e prenderne spunto e luce per il proprio. Il modello Giuseppe di Nazareth è davvero illuminante per tutti. «Lo Spirito parla e agisce attraverso gli avvenimenti della vita di ciascuno, ma gli eventi in se stessi sono muti o ambigui, in quanto se ne possono dare interpretazioni diverse. Illuminarne il significato in ordine a una decisione richiede un percorso di discernimento». Giuseppe così ha saputo riconoscere, interpretare e scegliere il suo percorso di fede e di discernimento vocazionale. Il documento preparatorio al sinodo sembra che parli proprio di lui, e nella lettura del testo tornano in mente i passi evangelici che ci descrivono l'esperienza del santo sposo di Maria racchiusa in quel sintetico versetto: «Mentre stava pensando a queste cose» (Mt 1,20). Nella fase del riconoscere, «la Parola di Dio riveste una grande importanza meditarla mette infatti in moto le passioni come tutte le esperienze di contatto con la propria interiorità, ma al tempo stesso offre una possibilità di farle emergere immedesimandosi nelle vicende che essa narra». Non a caso certe opere artistiche ci raffigurano san Giuseppe con un libro in mano, che legge le Scritture, viene visto anche come un filosofo, proprio per quel suo voler riconoscere, credere e capire. «La fase del riconoscere mette al centro la capacità di ascolto e l'affettività della persona, senza sottrarsi per paura alla fatica del silenzio». Anche qui – altra casualità? – san Giuseppe è il silente, colui che fa posto alla Parola non pronunciando parole, colui che ascolta e medita, è colui che discerne. Discernere è scoprire l'anima delle parole e interpretarle per farle diventare vita.
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SOLENNITÀ DI SAN GIUSEPPE


Il blog augura una serena festa a tutti i papà e quanti portano il nome di san Giuseppe!

«Le opere di Dio sono perfette, soprattutto quelle che dipendono immediatamente ed esclusivamente da lui; e non si può trovare in esse disordine o sproporzione. 
Si afferra meglio la verità e l'importanza di questo principio rivelato, e per se stesso evidente, considerando per contrasto ciò che avviene troppo spesso nella direzione delle cose umane. Non è raro vedere che delle persone incapaci e imprevidenti occupino alti posti sociali. Questa cosa in certi momenti sarebbe anche straordinariamente irritante se non si pensasse che nostro Signore compensa queste cose con atti spesso eroici della santità nascosta, e se non si ricordasse che ciascuno di noi deve fare il proprio mea culpa riguardo alle proprie negligenze nell'esercizio delle cariche o degli impieghi che gli sono affidati. Queste mancanze sono così frequenti che si finisce per non farvi più attenzione. Ma infine il disordine è il disordine, l'insufficienza è l'insufficienza e non si potrebbe trovare niente di simile in quelli che sono immediatamente scelti da Dio stesso e preparati direttamente da lui, per essere suoi ministri eccezionali nell'opera della redenzione. Il Signore dà loro una santità proporzionata.In virtù di questo principio, Maria, per essere la degna Madre di Dio, doveva essere piena di grazia, preservata dal peccato originale, associata a tutte le sofferenze e a tutte le glorie di Gesù. 
La vocazione di San Giuseppe è stata unica al mondo, il suo destino eccezionale. La sua missione è stata superiore a quella degli Apostoli e superiore anche a quella di Giovanni Battista, il Precursore. Di San Giovanni Battista Gesù dice nel Vangelo di San Matteo: "In verità vi dico, tra i nati di donna non è sorto alcuno più grande di Lui". Ma subito aggiunge: "Il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui”. Il più piccolo, vale a dire il più umile, il servitore di tutti, quello che ha la più grande carità. E nella Chiesa chi è il più umile? Quello che non fu né apostolo, né evangelista, né martire almeno esteriormente né pontefice, né sacerdote, né dottore, ma che conobbe e amò il Cristo Gesù non meno degli Apostoli, degli Evangelisti, dei Martiri, dei Pontefici e dei Dottori, e cioè l'umile artigiano di Nazareth, l'umile Giuseppe. Gli Apostoli erano chiamati a far conoscere agli uomini il Salvatore, a predicare loro il Vangelo per salvarli. Gesù è rivelato agli Apostoli perché sia annunciato a tutto l'universo; è rivelato a Giuseppe perché lo taccia e lo nasconda. 
Gli Apostoli sono delle luci per far vedere Gesù Cristo al mondo, Giuseppe è un velo per coprirlo; e sotto questo velo misterioso viene nascosta la verginità di Maria e la grandezza del Salvatore delle anime. Colui che glorifica gli Apostoli per l'onore della predicazione, glorifica Giuseppe per l'umiltà del silenzio. L'ora della manifestazione di Gesù deve essere preparata da trent'anni di vita nascosta. La santità consiste nel fare ciò che Dio vuole, ciascuno secondo la sua vocazione, ma la vocazione assolutamente eccezionale di Giuseppe non sorpassa forse in silenzio e in oscurità quella stessa dei più grandi Apostoli, non arriva forse più vicino al mistero dell'incarnazione redentrice? Dopo Maria, Giuseppe è colui che fu più vicino al Salvatore. E se fu così, certo egli ricevette nel silenzio di Betlemme, durante il soggiorno in Egitto e nell'umile casa di Nazareth, più grazie di quel che non abbia ricevuto e non riceverà mai alcun santo.
Quanto l'umile legnaiolo ha avuto una vita nascosta in terra, tanto è glorificato in cielo. Colui al quale il Verbo di Dio ha obbedito in terra, conserva in cielo, sul Cuore di Gesù, una grandissima potenza di intercessione. Come vegliava sulla casa di Nazareth, così veglia oggi sulle nostre famiglie, sulle comunità religiose, sulla Santa Chiesa, grande famiglia di Dio. Chiediamogli di farci conoscere il valore della vita nascosta, lo splendore dei misteri di Cristo, e l'infinita bontà di Dio. Chiediamogli la grazia della contemplazione e della intima unione con Dio».
(p. Reginaldo Garrigou-Lagrange, O.P., L'amore di Dio e la croce di Gesù
Fonte: Amicidomenicani )
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NOVENA A SAN GIUSEPPE - Nono giorno

«Giovanni Paolo II, che era molto devoto di san Giuseppe, ci ha lasciato una mirabile meditazione a lui dedicata nell’Esortazione apostolica Redemptoris Custos, "Custode del Redentore". Tra i molti aspetti che pone in luce, un accento particolare dedica al silenzio di san Giuseppe. Il suo è un silenzio permeato di contemplazione del mistero di Dio, in atteggiamento di totale disponibilità ai voleri divini. In altre parole, il silenzio di san Giuseppe non manifesta un vuoto interiore, ma, al contrario, la pienezza di fede che egli porta nel cuore, e che guida ogni suo pensiero ed ogni sua azione. Un silenzio grazie al quale Giuseppe, all’unisono con Maria, custodisce la Parola di Dio, conosciuta attraverso le Sacre Scritture, confrontandola continuamente con gli avvenimenti della vita di Gesù; un silenzio intessuto di preghiera costante, preghiera di benedizione del Signore, di adorazione della sua santa volontà e di affidamento senza riserve alla sua provvidenza. Non si esagera se si pensa che proprio dal "padre" Giuseppe Gesù abbia appreso – sul piano umano – quella robusta interiorità che è presupposto dell’autentica giustizia, la "giustizia superiore", che Egli un giorno insegnerà ai suoi discepoli (cfr Mt 5,20). Lasciamoci "contagiare" dal silenzio di san Giuseppe! Ne abbiamo tanto bisogno, in un mondo spesso troppo rumoroso, che non favorisce il raccoglimento e l’ascolto della voce di Dio. In questo tempo di preparazione al Natale coltiviamo il raccoglimento interiore, per accogliere e custodire Gesù nella nostra vita». 
(Benedetto XVI, Angelus, 19 dicembre 2005) 

 
PREGHIERA A SAN GIUSEPPE 
O Giuseppe dolcissimo, Padre amorevole di chi in te si confida, 
oggi e sempre mi affido al tuo Cuore, “tutto” di Cristo Gesù e di Maria.
Insegnami l’abbandono nella Provvidenza, il tesoro del silenzio, 
la totale sottomissione e donazione a Dio. 
Riempimi della tua “passione” per Gesù, della tua tenerezza per Maria. 
La tua mano mi conduca nei sentieri di Cristo, 
perché possa vivere in pienezza il mio battesimo. 
Ottienimi la grazia di essere il consolatore di chi piange, 
il sostegno di chi è solo, la guida che indica la via del Vangelo. 
Proteggimi dagli attacchi del maligno, 
sii tu lo scudo sicuro nelle tentazioni 
e accoglimi per sempre nel tuo cuore di padre 
con quanti a me si raccomandano particolarmente per (…).
Tutto, o dolce Giuseppe, per la gloria del Padre, del Figlio, e dello Spirito Santo.
Amen.

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NOVENA A SAN GIUSEPPE - Ottavo giorno

«Il silenzio dell’anima non è quello del corpo. Il corpo non può parlare che per mezzo della lingua; mentre l’anima parla con l’intelletto, con la volontà, con l’immaginazione e con la passione. Parla con l’intelletto ad una creatura quando si ricorda di essa e nutre per essa dell’affetto; le parla quando se la rappresenta davanti e se la immagina; le parla ancora quando è dominata da una passione per la medesima. È in questo modo che l’anima parla alle creature. L’anima tace quando non fa nulla di tutto questo, e allora si può dire libera quando si occupa di Dio solo, lo loda, lo adora, lo benedice, lo ringrazia, gli dà gloria, e si lancia in Lui con atti di fede, speranza e carità. Ma alla perfezione di questo silenzio interiore l’anima vi giunge quando, non parlando più ad alcuna creatura, non parla nemmeno a Dio, ma ascolta attentamente con grande rispetto le mozioni della sua grazia. Essa Lo vede in se stessa e guarda agli altri non per ciò che essi sono, sovente randagi peccatori, ma per l’immagine di Dio che hanno in se stessi. È in questo modo che si pratica la preghiera del silenzio, come fece San Giuseppe che quotidianamente guardava a Gesù, nel silenzio del mistero che si fa amore».

 
PREGHIERA A SAN GIUSEPPE 
O Giuseppe dolcissimo, Padre amorevole di chi in te si confida, 
oggi e sempre mi affido al tuo Cuore, “tutto” di Cristo Gesù e di Maria.
Insegnami l’abbandono nella Provvidenza, il tesoro del silenzio, 
la totale sottomissione e donazione a Dio. 
Riempimi della tua “passione” per Gesù, della tua tenerezza per Maria. 
La tua mano mi conduca nei sentieri di Cristo, 
perché possa vivere in pienezza il mio battesimo. 
Ottienimi la grazia di essere il consolatore di chi piange, 
il sostegno di chi è solo, la guida che indica la via del Vangelo. 
Proteggimi dagli attacchi del maligno, 
sii tu lo scudo sicuro nelle tentazioni 
e accoglimi per sempre nel tuo cuore di padre 
con quanti a me si raccomandano particolarmente per (…).
Tutto, o dolce Giuseppe, per la gloria del Padre, del Figlio, e dello Spirito Santo.
Amen.

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Disclaimer

«Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001»